Olio e vino, alleati per l’evoluzione culturale

L’olio e il vino fanno parte della nostra storia da sempre, si potrebbe dire che dopo la scoperta del fuoco siano i due prodotti che hanno contribuito di più all’evoluzione gastronomica e in parte anche sociale dei paesi del Mediterraneo, donando loro un’identità culturale riconoscibile. Hanno avuto però nel corso dei secoli due storie differenti: il vino si è imposto soprattutto nel novecento, non solo come prodotto alimentare ma come un vero e proprio prodotto che potremmo definire “edonistico”.

Il vino ha cominciato a suscitare nel consumatore un’attrazione emotiva, a dare piacere oltre l’aspetto gustativo, spuntando prezzi di mercato sempre più importanti sino a divenire status simbol. L’olio invece è ancora percepito dalla maggior parte come un  prodotto agricolo e raramente è capace di stimolare suggestioni edonistiche. Sarà anche vero che chi va piano va lontano ma qui si rischia di non arrivare mai. Mentre è raro che nei ristoranti si possano trovare le carte degli oli, è ormai consuetudine che, anche l’ultima delle trattorie, mostri con orgoglio la propria carta dei vini. 

Nel Vangelo durante l’ultima cena venne spezzato il pane e versato il vino per la divina consacrazione ma un chilo di pane non costerà mai  centinaia di euro come alcune bottiglie di vino, eppure di pane spesso si sopravvive mentre di vino dal punto di vista nutrizionale se ne potrebbe fare anche a meno, certo sarebbe una vita molto triste ma questa è un’altra storia. Il vino quindi è l’unico prodotto agroalimentare a cui sia riconosciuto un valore che va oltre il suo prezzo commerciale. Ecco perché nell’olio si dovrebbero mettere in evidenza alcuni elementi  che possano veicolare emozioni simili a quelle del vino, per esempio trovando connessioni con il luogo di origine. 

Per conoscere il “gusto” di un territorio non ci dovrebbero bastare solo i suoi vini, ma dovremmo aver bisogno di tutti i prodotti che quella zona specifica offre a partire dall’olio. Per fare questo però dovremmo colmare una grande lacuna culturale: in pochi sanno distinguere un olio di qualità da uno mediocre o difettato. Da qualche anno si organizzano con continuità corsi per aspiranti assaggiatori di olio per formare consumatori e ristoratori consapevoli, ma ancora non basta. La politica e le associazioni dovrebbero investire molto di più nella formazione se si vuole dare la dignità e la centralità che il mondo olivicolo meriterebbe.

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