La parola qualità.

Cosa significa?

Definire la qualità in un prodotto alimentare appare semplice. 

Il concetto di qualità, in un prodotto alimentare, in realtà, non è un concetto semplice né tantomeno assoluto ma è correlato a spazio, tempo, prezzo, gradimento personale:  tutti elementi che concorrono a modificare la valutazione di un prodotto da parte dei soggetti che compongono la filiera tra produttore e consumatore.

La Comunità Europea fin dagli esordi è intervenuta per definire e normare vari requisiti. Primo tra tutti, nell’immediato dopoguerra era la disponibilità del prodotto, poi dagli anni Settanta i requisiti igienico-sanitari, seguiti da alcune caratteristiche merceologiche come il grado alcolico, il tenore di grasso, la carica batterica etc: tutti elementi oggettivi che tendono alla standardizzazione del prodotto. A partire dal Regolamento 2081 del 1992 si è preso atto del valore delle caratteristiche organolettiche e del loro legame con il territorio d’origine. L’obiettivo? Superare la presenza sul mercato dei soli prodotti standard, sostenendo i prodotti che si differenziano e si qualificano per le loro caratteristiche di tipicità territoriale, che sono alla base dell’appeal commerciale delle produzioni agricole “native” della comunità rurale.

Non sono passaggi banali e soprattutto sono temi ben distinti se parliamo di:

  • disponibilità fisica del prodotto
  • caratteristiche fisico chimiche e sanitarie di minima del prodotto
  • caratteristiche organolettiche territoriali di tipicità del prodotto

Attraverso questi passaggi si passa dalla sussistenza al benessere , attraverso la cultura e la sostenibilità.

E la qualità dell’olio?

Partiamo da un esempio:

  • Avere un auto
  • Avere un auto omologata
  • Avere un auto con caratteristiche tecniche e di brand aderenti alle nostre aspettative e all’uso che vorremo farne (per andare in un viottolo di montagna, una fuori serie da corsa è il mezzo migliore?) 

Sono passaggi “evolutivi” ben distinti.

Trasferiamoli all’olio:

  • Avere un olio
  • Avere un olio con un livello di acidità massimo stabilito
  • Avere un olio con caratteristiche organolettiche e di tipicità che lo rendono qualificato per il nostro piatto e ci collegano con il suo territorio d’origine che lo ha reso celebre sul mercato

Elisa Traverso e Gianni Bottino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *